L’emorragia subaracnoidea è un’emergenza medica con implicazioni potenzialmente gravi, caratterizzata dalla fuoriuscita di sangue nello spazio subaracnoideo, questa condizione richiede un’identificazione e un trattamento rapidi. I sintomi possono essere improvvisi e severi, e la gestione si avvale di tecniche diagnostiche e terapeutiche avanzate da conoscere e saper sfruttare.
Cause e fattori di rischio dell’emorragia subaracnoidea
L’emorragia subaracnoidea (ESA) è un evento neurologico grave, spesso causato dalla rottura di aneurismi cerebrali, che rappresentano l’85% delle cause. Questi aneurismi, ovvero dilatazioni patologiche delle arterie cerebrali, possono rompersi a seguito di un aumento della pressione arteriosa nella maggior parte dei casi, ma anche a causa di traumi cranici. Inoltre, malformazioni artero-venose (MAV) risultano responsabili del 5% dei casi, risultando una causa minore ma degna di nota.
D’altro canto, i fattori di rischio principali sono la storia familiare di aneurismi cerebrali, l’ipertensione, il fumo, l’età avanzata e alcune condizioni genetiche ereditarie. È importante sottolineare che molte persone affette da ESA non presentano fattori di rischio evidenti, il che enfatizza l’importanza di una diagnosi precoce e di una gestione adeguata.
Come riconoscere l’emorragia subaracnoidea
I sintomi più tipici di una ESA sono:
-Cefalea intensa e improvvisa, spesso descritta come “il peggiore mal di testa della mia vita”. La cefalea può essere accompagnata da vomito, fotofobia (intolleranza alla luce) e alterazioni della vista o del movimento degli occhi.
-Rigidità nucale, cioè la difficoltà a flettere il collo in avanti; questo sintomo è dovuto all’irritazione delle meningi da parte del sangue.
-Alterazioni dello stato di coscienza, che possono variare da una lieve sonnolenza a un coma profondo; in particolare è dovuto alla pressione intracranica aumentata o all’ischemia cerebrale causata dal sangue.
Per diagnosticare una ESA, la prima indagine da eseguire è la TC encefalo, che ha una elevata sensibilità per mostrare il sangue extravasato, che appare come una zona iperdena (più chiara) nella scansione. Se la TC è negativa ma il sospetto clinico è forte, si può eseguire una puntura lombare, che consiste nel prelevare del liquido cerebrospinale (liquor) dalla colonna vertebrale e analizzarlo per la presenza di eritrociti. Per individuare la causa dell’ESA, invece, si possono eseguire altre indagini come l’angioTC o l’angiografia, che permettono di visualizzare i vasi cerebrali e rilevare eventuali aneurismi o altre anomalie vascolari.
Trattamento dell’emorragia subaracnoidea
L’emorragia subaracnoidea (ESA), in quanto grave condizione clinica, richiede un intervento rapido e appropriato per ridurre il rischio di complicanze e mortalità, in particolare il trattamento si basa su due obiettivi principali: controllare il sanguinamento e prevenire o trattare le conseguenze dell’ESA, come il vasospasmo, l’idrocefalo e l’ischemia cerebrale.
Gestione in acuto
Il trattamento in acuto si effettua con misure di sostegno e misure di neurochirurgia o endovascolari, come il monitoraggio dei parametri vitali, della pressione intracranica e dell’ossigenazione, la somministrazione di fluidi, analgesici, anticonvulsivanti e antiemetici, il controllo della pressione arteriosa, mantenendo valori inferiori a 160/90 mmHg, la prevenzione delle infezioni e delle trombosi venose profonde con antibiotici e eparina a basso peso molecolare e la somministrazione di nimodipina, un calcio-antagonista, per via orale o endovenosa, per ridurre il rischio di vasospasmo.
Invece, le misure di neurochirurgia o endovascolari hanno lo scopo di escludere l’aneurisma dal circolo cerebrale e prevenire il risanguinamento; questo può essere fatto tramite due strategie, il clipping ed il coiling (argomenti specialistici non approfonditi).
Terapia post-acuto
La terapia dell’ESA si protrae anche dopo la fase acuta, con il fine di prevenire le complicanze tardive e favorire il recupero funzionale del paziente. La terapia comprende:
-Trattamento del vasospasmo, che può insorgere tra il 4° e il 14° giorno dopo l’ESA e causare ischemia cerebrale. Avviene tramite somministrazione di nimodipina, monitoraggio con ecodoppler transcranico e, nei casi gravi, angioplastica con palloncino o iniezione intra-arteriosa di vasodilatatori.
-Trattamento dell’idrocefalo, che può essere acuto, ostruttivo, o cronico, comunicante
-Trattamento dell’ischemia, che può essere causata dal vasospasmo, dal clipping o dal coiling. Il trattamento si basa sulla somministrazione di farmaci trombolitici o antiaggreganti, sulla rivascolarizzazione chirurgica o endovascolare e sulla riabilitazione neurologica.
-Infine, il follow-up prevede il controllo periodico dell’aneurisma trattato, mediante TC, RM o angiografia, per valutare la presenza di eventuali residui o recidive. Ancora, si raccomanda al paziente di seguire uno stile di vita sano, evitando il fumo, l’alcol, lo stress e il sovrappeso, e di controllare i fattori di rischio cardiovascolari, come l’ipertensione, il diabete e l’ipercolesterolemia.
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