L’ascesso peritonsillare è una raccolta di pus che si forma nello spazio tra la tonsilla e la parete faringea, generalmente come complicanza di un’infezione tonsillare non trattata o trattata in modo inadeguato. Rappresenta una delle emergenze otorinolaringoiatriche più comuni negli adolescenti e nei giovani adulti, e richiede un intervento rapido per evitare la diffusione dell’infezione alle strutture circostanti del collo.
Cause e meccanismo di insorgenza
Questa condizione è spesso il risultato di una tonsillite batterica che si estende al tessuto peritonsillare. I batteri più frequentemente coinvolti sono lo Streptococcus pyogenes (streptococco beta-emolitico di gruppo A), Staphylococcus aureus e vari anaerobi. Quando l’infezione supera la barriera linfatica e invade lo spazio peritonsillare, si sviluppa una risposta infiammatoria intensa, con accumulo di pus e formazione dell’ascesso vero e proprio.
Fattori predisponenti possono includere una storia di tonsilliti ricorrenti, una scarsa igiene orale, il fumo e un sistema immunitario compromesso. Anche la mancata aderenza alla terapia antibiotica prescritta per una faringotonsillite può aumentare il rischio di progressione verso un ascesso.
Sintomi e presentazione clinica
Il sintomo più caratteristico dell’ascesso peritonsillare è il mal di gola intenso, solitamente unilaterale, che peggiora rapidamente nel giro di pochi giorni. Il dolore può irradiarsi all’orecchio dallo stesso lato e si associa a difficoltà nel deglutire, noto come disfagia. Spesso il paziente presenta febbre elevata, malessere generale e alito cattivo (alitosi), a causa della proliferazione batterica nell’area infetta.
Un segno clinico molto evidente è la cosiddetta “voce ovattata” o “voce da patata calda”, causata dall’infiammazione e dalla rigidità dei tessuti peritonsillari. In alcuni casi, si osserva un trisma, cioè la difficoltà ad aprire completamente la bocca, dovuta al coinvolgimento dei muscoli masticatori. L’ispezione del cavo orale può rivelare una tonsilla spinta verso la linea mediana, con l’ugola deviata lateralmente e la parete faringea arrossata e tesa.
Diagnosi e valutazione clinica
La diagnosi dell’ascesso peritonsillare è principalmente clinica, basata sull’osservazione dei sintomi e sull’esame obiettivo. Tuttavia, in casi dubbi o quando si sospetta un’estensione dell’infezione, può essere utile una ecografia del collo o una tomografia computerizzata (TC) per confermare la presenza della raccolta purulenta e per valutare eventuali complicanze profonde, come un ascesso parafaringeo o retrofaringeo.
Le analisi del sangue mostrano solitamente un aumento dei globuli bianchi (leucocitosi) e della proteina C-reattiva (PCR), indicativi di un processo infettivo acuto in corso.
Trattamento e gestione
Il trattamento dell’ascesso peritonsillare si basa su tre pilastri fondamentali: il drenaggio del pus, la terapia antibiotica e il controllo del dolore e della febbre. Il drenaggio può essere eseguito mediante aspirazione con ago, incisione e drenaggio chirurgico, oppure, nei casi più gravi o recidivanti, con una tonsillectomia in urgenza.
La scelta degli antibiotici deve coprire sia i batteri aerobici che anaerobici. Generalmente, si utilizzano beta-lattamici associati a inibitori delle beta-lattamasi, oppure clindamicina, soprattutto nei pazienti allergici alla penicillina. Il trattamento dura in media 10-14 giorni.
Il controllo del dolore e della febbre si ottiene con farmaci antipiretici e analgesici come paracetamolo o ibuprofene. L’idratazione e il riposo sono fondamentali per il recupero completo. In alcuni casi, è necessario il ricovero ospedaliero, soprattutto se il paziente presenta trisma marcato, segni di sepsi o difficoltà respiratorie.
Conclusione
L’ascesso peritonsillare è una complicanza infettiva seria ma gestibile, a patto che venga riconosciuto e trattato in modo tempestivo. Un’attenta valutazione clinica, un trattamento antibiotico adeguato e, quando necessario, un intervento chirurgico rapido sono essenziali per garantire la risoluzione dell’infezione e prevenire complicanze gravi. La consapevolezza dei segni precoci e il ricorso tempestivo alle cure sono fondamentali per una prognosi favorevole.
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